Investire nel debito emergente

Obbligazionario 2021, dove cercare rendimento

La ripresa economica aumenta l’appeal delle emissioni dei Paesi emergenti, che spesso trovano importanti elementi di sostegno ai prezzi. Come catturare il ghiotto rendimento

di Fausto Tenini 23/02/2021 11:57


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I grandi progressi nella distribuzione dei vaccini negli emerging market, con le dovute differenze tra i vari Paesi, fungeranno da volano per una solida ripresa nel 2021. E le loro emissioni in dollari restituiranno performance di estremo interesse, in contrapposizione con i ritorni sostanzialmente nulli, o spesso negativi, dell’Eurozona. Ne è convinta NN IP, gestore di oltre 270 miliardi di euro appartenente al colosso assicurativo olandese NN Group BV, che vede per l’anno in corso un ritorno della propensione al rischio nei confronti dei mercati emergenti, sostenuta dagli afflussi di capitali attirati dal differenziale di crescita economica rispetto ai Paesi avanzati. L’area asiatica, in particolare, sarebbe quella posizionata meglio per cogliere i nuovi flussi: da un lato grazie alla gestione ottimale dei vaccini, dall’altro in virtù del miglioramento dei parametri di valutazione del credito, che porterà molto probabilmente a una riduzione degli spread a beneficio dei prezzi dei bond. Considerando il debito emergente in valuta forte (principalmente in dollari Usa), nella turbolenta primavera del 2020 si era già potuto osservato un confortante movimento a V delle quotazioni simile a quanto accaduto per i listini azionari, alimentato dai rendimenti deludenti nel contesto obbligazionario occidentale. Movimento che nel 2021 ha le carte in regola per proseguire lo slancio, grazie all’accelerazione economica e al beneficio delle politiche monetarie ultraespansive adottate dalle banche centrali delle economie avanzate. Le quotazioni dei bond dei Paesi emergenti  saranno anche sostenute da un sensibile calo delle emissioni nel corso del 2021, dopo l’esplosione del 2020, in scia a minori disavanzi fiscali e a un minor fabbisogno finanziario grazie alla concessione di prestiti senza le consuete condizionalità accordati dall’Fmi nel corso del 2020.

Le mete più interessanti

La rischiosità più alta tipica del contesto emergente sconsiglia l’approccio di fare di tutta l’erba un fascio: in funzione dei livelli di rating (investment o speculative grade), NN IP suggerisce un’attenta valutazione basata sui fondamentali, rimanendo principalmente focalizzati sulle emissioni governative. Il fondo NN Emerging Markets Debt Hard Currency, il cui patrimonio ammonta a 7,3 miliardi di dollari, privilegia Paesi come la Romania, grazie alle robuste aspettative sulla distribuzione dei vaccini, e l’Arabia Saudita nel segmento investment grade, mentre le scelte obbligazionarie meno note relative ai rating speculative grade riguardano l’Egitto, la Repubblica Dominicana, la Costa d’Avorio, l’Angola e lo Sri Lanka, oppure Pemex (il colosso petrolifero statale messicano) in tema di corporate bond. La ripresa asiatica è da imputarsi prevalentemente alla produzione industriale, mentre in America Latina sono i consumi l’elemento chiave da cui ripartire: Cile e Perù sono i Paesi posizionati meglio, mentre il Messico è la seconda scelta. Ma è l’Asia a offrire le migliori opportunità, grazie a una ripresa molto robusta trainata dalla Cina. Tant’è che la PBoC, secondo NN IP, sarà l’unica grande banca centrale che nel 2021 avrà spazio per ritoccare i tassi d’interesse, in scia a una crescita economica che potrebbe superare l’8%. L’appeal asiatico, che passa da Cina e Tailandia come mete più note, è confermato dalle aspettative di default dei bond high yield, poco sopra il 2% per il 2021 rispetto al 3,4% raggiunto nel 2020.

I rendimenti attesi

NN IP intravede per i bond asiatici un calo degli spread attorno a 30 punti base per il livello investment grade, che sale a 100 punti base per i bond high yield (cioè speculative grade). Conseguentemente, l’apprezzamento dei titoli  atteso nel 2021 si attesterebbe mediamente tra il 4% e il 6%, più precisamente tra il 6% e l’8% per i rating speculative grade e tra  il 3% e il 4% per i rating investment grade. Alcuni occasioni più specifiche si possono ritrovare, sempre in Asia, nel segmento corporate delle emissioni bancarie tailandesi e nel settore immobiliare cinese. Nel complesso degli emerging market le aspettative di rendimento per l’anno in corso restano quindi elevate e i gestori del fondo NN Emerging Markets Debt Hard Currency si aspettano che l’indice JP Morgan Emerging Markets Bond Global Diversified possa conseguire un guadagno in tutto il 2021, espresso in dollari Usa, compreso tra il 6% e il 10%. A condizione che i rendimenti dei Treasury americani non lievitino oltre misura e che gli spread creditizi dei Paesi emergenti si restringano, in media, di altri 300 punti base. Ancora meglio potrebbero fare i cosiddetti mercati di frontiera, cioè i Paesi con un reddito procapite un passo più indietro rispetto a quelli emergenti: nella migliore delle ipotesi potrebbero vedere una contrazione degli spread di credito fino a 500 punti base, offrendo un ritorno annuo tra l’8% e il 12%.

Le scelte di portafoglio

Le principali esposizioni del fondo NN Emerging Markets Debt Hard Currency coinvolgono Turchia, Messico, Brasile, Arabia Saudita, Indonesia e Cina, seguiti da molti altri Paesi in termini di diversificazione geografica, mentre in termini valutari l’unico fattore di rischiosità (per la classe del fondo senza copertura del rischio di cambio) è il dollaro Usa. Altrettanto importante è la segmentazione in termini di rating, da cui prende forma il sostanzioso rendimento di portafoglio a scadenza, pari oggi al 4,8% lordo annuo accompagnato da una duration di 8,3 anni. Il 35% dei bond in carico appartiene all’area investment grade (un quarto con rating BBB), mentre il 20% è costituito da obbligazioni con rating BB e il 30% circa da emissioni singola B, conducendo a un rating medio ponderato di portafoglio di tipo speculative grade (BB). Il fondo è ampiamente diversificato grazie a 433 titoli in portafoglio, dove la percentuale di bond sovrani e sovranazionali arriva all’88%. Le scelte d’investimento hanno restituito nell’ultimo quinquennio rendimenti medi annui superiori al 5% mentre nel difficile 2020 il fondo ha prodotto un guadagno di oltre il 4%, in dollari statunitensi. Sebbene si tratti di un prodotto obbligazionario va segnalata l’elevata volatilità, un rischio inevitabile per traguardare rendimenti consistenti: ma la gestione attiva ha saputo tramutare lo scivolone di febbraio-marzo 2020, -20% circa, in opportunità, recuperando per intero tale dinamica nel corso dell’anno fino a chiudere in utile. (riproduzione riservata)




Nome fondo NN (L) Emerging Markets Debt (Hard Currency)
Isin LU0555020568
Codice Bloomberg IEMDXCU LX
Indice di riferimento J.P. Morgan Emerging Market Bond Global Diversified
Tipologia Obbligazionario a gestione attiva
Rischio di cambio effettivo Dollaro Usa
Data di costituzione  del fondo 29/04/2011
Patrimonio  in gestione 7,4 mld di dollari
Gestori Marcin Adamczyk e Leo Hu
Spese correnti annue 1,82%
Rendimenti ann. in Usd (net of fees) 3,27% (a 3 anni), 6,52% (a 5 anni)
Current yield lordo 4,80%
Duration 8,3 anni
Principali esposizioni Usa 4,89%, Messico 4,62%, Turchia 4,48%, Brasile 3,74%
Rating medio obbligazioni BB
Tracking error  1,84
R2 0,98
Beta verso indice 1,1
Volatilità annua 10,1%
Fonte dati: NNIP

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