ETF Insight

Mercati emergenti, istruzioni per l’uso

Assumeranno sempre più importanza nel pil mondiale, nella composizione degli indici globali e nei portafogli. Tre importanti spinte rialziste che sono già in moto

di Fausto Tenini 25/01/2021 11:29


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Non si tratta di decidere se destinare una quota di portafoglio alle azioni e alle obbligazioni degli emerging market, ma piuttosto attraverso quale tipo di strumento finanziario e in quale percentuale. E’ bene sottolineare che il rendimento aggiuntivo che può giungere dall’investimento nei Paesi emergenti rispetto a quelli sviluppati è connesso a una maggiore rischiosità, che si esprime nelle quotazioni azionarie e obbligazionarie anche attraverso una volatilità decisamente maggiore, estendibile ai tassi di cambio. Ma in termini di correlazione si ottengono spesso vantaggi, grazie a dinamiche dei prezzi che possono essere relativamente indipendenti. L’esempio di febbraio-marzo del 2020 esprime bene il concetto, quando il mercato azionario cinese si è rivelato alquanto resiliente rispetto a quanto accadeva nel resto del mondo.

Cina al comando

Un mercato viene definito emergente se il reddito medio pro-capite della popolazione è contenuto, ma al tempo stesso è attesa una rapida crescita negli anni a venire. Goldman Sachs Asset Management rileva che in Cina ci sono attualmente più millennial che negli Usa e nel 2020 il 58% del pil globale sarà determinato proprio dalle economie emergenti, di cui quasi il 40% prodotto dalla Cina. Dal 1980 ad oggi gli emerging market hanno sperimentato un aumento del pil costantemente più elevato dei Paesi sviluppati e la crescita dei salari, affiancata da un sistema educativo di qualità con ampio utilizzo della tecnologia, stanno creando un nuovo mercato di consumatori guidato dalla mobilità e dalla connettività. La percentuale di vendite al dettaglio online rispetto al totale è stimata per il 2020 al 30% in Cina, rispetto al 18% degli Stati Uniti; queste misurazioni si fermavano rispettivamente all’8,8% e all’8,6% nel 2012, mettendo in evidenza l’allungo cinese degli ultimi anni. Sempre in Cina, il numero di utenti medi di internet è attualmente fotografabile a 800 milioni.

L’avanzata degli emerging market

Il recente passaggio di testimone da Trump a Biden lascia intravedere scenari più distesi nei rapporti commerciali Usa-Cina, che rafforzano l’evoluzione del contesto asiatico: in novembre è stato firmato un trattato di estrema importanza, che ha permesso la creazione di una alleanza commerciale, attraverso un accordo di libero scambio, tra i principali Paesi asiatici. Il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) si basa sull’eliminazione di numerose tariffe doganali entro i prossimi dieci anni e coinvolge 15 Paesi asiatici tra cui la Cina, interessando oltre 2 miliardi di consumatori finali che valgono circa il 30% del pil mondiale.

Sul fronte produttivo, Goldman Sachs Asset Management ritiene peraltro eccessivi i rischi associati a una de-globalizzazione, ovvero un mondo meno globalizzato in termini di scambi commerciali, con conseguenze negative soprattutto per i mercati emergenti dove la catena produttiva legata all’elettronica e alla componentistica della auto hanno avuto un peso rilevante negli ultimi decenni. Le aspettative rimangono quindi a favore di un peso sempre maggiore degli emerging market sul pil mondiale, che salirà al 72% entro i prossimi 10 anni.

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L’evoluzione degli indici emergenti

La composizione degli indici di mercato tende a seguire queste dinamiche: le caratteristiche dei titoli che li compongono tendono infatti a mutare, sia in termini di pesi dei singoli Paesi emergenti che di esposizione settoriale. Negli ultimi vent’anni anni, per esempio, il peso della Cina ha guadagnato notevole terreno negli indici azionari degli emerging market, mentre a livello settoriale si è ridimensionato notevolmente il peso delle utility e degli industriali, a favore della tecnologia e dei beni di consumo ciclici.

Negli indici obbligazionari dei mercati emergenti è calata la rappresentatività di emittenti come la Russia, la Turchia e il Sudafrica, a favore soprattutto di emittenti asiatici, dove la Cina anche in questo caso svolge un ruolo chiave. La meta emergente in tema di obbligazioni è diventata sempre più presente nei portafogli globali, grazie agli ampi differenziali di rendimento rispetto alle economie sviluppate.

Pur rappresentando la Cina una grande quota della popolazione e del pil mondiale (20% circa), gli indici azionari e obbligazionari globali non rispecchiano ancora la reale importanza, creando ulteriori opportunità d‘investimento. In futuro, infatti, la tendenza andrà inevitabile verso una maggiore inclusione di titoli cinesi nei benchmark globali di riferimento: le azioni cinesi di classe A, per esempio, sono viste passare dall’attuale 3% circa di peso nell’indice Msci Emerging Markets a un potenziale 15% di peso nel medio periodo.

Non solo Cina

Secondo Goldman Sachs Asset Management le recenti dinamiche di mercato di Corea e Taiwan confermano gli ottimi presupposti di borsa dei due Paesi, legati anche all’efficace gestione della crisi pandemica. Anche l’India, sebbene la gestione della pandemia non sia stata così ottimale, si sta risollevando velocemente e ha già recuperato in termini di attività economiche il 90% dei valori pre-Covid, grazie alle riforme fiscali e del mercato del lavoro accompagnate dal supporto della banca centrale.

In India, forte dell’impetuosa crescita demografica che conta quasi 50 mila nuovi nati ogni giorno, è atteso un notevole incremento dei lavori ad alta produttività, affiancato da un utilizzo ancora più intensivo della tecnologia, dell’uso di internet e dell’e-commerce: circa un terzo degli 1,3 miliardi di cittadini indiani è rappresentata da millennial, che utilizzano massicciamente la tecnologia e per i quali è stimato un reddito in aumento negli anni a venire. Fa riflettere il fatto che l’utente medio indiano di applicazioni internet consumi circa il doppio di giga rispetto al navigatore cinese.

Cavalcare i listini emergenti

Goldman Sachs Asset Management propone all’investitore italiano due Etf quotati sul mercato EtfPlus di Borsa Italiana, che permettono di cogliere efficacemente le tendenze in atto sugli emergenti, azionarie e obbligazionarie. L’Etf Goldman Sachs ActiveBeta Emerging Markets consente di investire, attraverso un approccio smart beta multi-fattoriale, sulle azioni dei mercati emergenti in modo opportunamente diversificato; mentre la proposta obbligazionaria è rivolta specificatamente ai bond governativi cinesi, tramite l’Etf Goldman Sachs Access China Government Bond.

Nel primo caso l’Etf è agganciato a indici azionari proprietari, adatti a sfruttare le potenzialità di performance che scaturiscono dall’incrocio simultaneo, in uguale misura, di quattro importanti fattori: value (azioni considerate a sconto dal punto di vista dei fondamentali di bilancio), momentum (titoli con una forte componente rialzista aggiustata in base alla volatilità), quality (aziende con fondamentali molto solidi) e low volatility (azioni con la rischiosità di mercato più bassa). L’equiponderazione dei quattro fattori ha restituito nel tempo performance più stabili rispetto ai fattori presi singolarmente.

L’Etf Goldman Sachs ActiveBeta Emerging Markets è composto da oltre 400 azioni, dove il peso della Cina (32%) domina in termini geografici, seguita dal 16% della Corea del Sud, dal 15% di Taiwan, dal 10% dell’India e quindi da altre posizioni geografiche minori . L’Asia domina con l’80% dell’indice, mentre l’America Latina si ferma al 9% e poco di più vale l’Africa con il Medio Oriente e gli emergenti europei. In termini settoriali prevale la tecnologia (22%), seguita dai beni di consumo ciclici (17%), dai titoli finanziari (16%), e dalle comunicazioni (13%), mentre è  più basso il peso di energia e utility.

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Investire sui bond cinesi

l’Etf Access China Government Bond ha invece altre peculiarità: i bond governativi cinesi in valuta locale, su cui investe l’Etf, possono infatti contare su un rendimento a scadenza importante abbinato a rating elevati, su un’opportuna decorrelazione rispetto ad altri sottostanti obbligazionari e sulla presenza sempre più consistente di questi bond negli indici obbligazionari internazionali. Nonostante il rating elevato, pari a singola A, i titoli di stato cinesi evidenziano attualmente un rendimento annuo a scadenza di poco superiore al 3,1%, con il tasso di cambio dello Yuan rispetto all’euro relativamente stabile. La correlazione con i movimenti di prezzo dei principali bond di riferimento internazionale è piuttosto contenuta (0,65 verso i Treasury Usa nel medio periodo) e la duration non è elevata, pari a 5,6 anni,  permettendo di gestire al meglio altri fattori rischio. (riproduzione riservata)




La piattaforma ETF di GSAM è strutturata in Access ® per i mercati obbligazionari e Active Beta ® per gli azionari.



La piattaforma ETF di GSAM è strutturata in Access ® per i mercati obbligazionari e Active Beta ® per gli azionari.


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